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Souvenir
Il titolo, non ci si sbagli, è plurale.


Diario


14 novembre 2006

Suonatori di flauto

al di là della pazienza che ti fa morire piano

Evanescente e musicale, e per una volta va bene anche se è propagandista.
Lode alle allodole, e agli epicurei. Gli oraziani, e gli uitmaniani.
C'è la paura della morte, che insomma, anche 'r Principe c'ha. E dice, soprattutto. Si oppone a tutto il resto della canzone che è paura della vita ed eterni ritorni.
Sono le sole parole che annuncino, in senso stretto e non si oppongano all'annuncio di Zarathustra.
Ma in un momento più caustico, magari in uno di quei pomeriggi in cui fabbrichi il tuo mondo (che ti tradirà), beh, si sarebbe scelto il verso successivo.




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27 settembre 2006

Le strade di lei

pauroso nell'orgoglio della sua fragilità

Le strade della signora aquilone finiscono lassù, dove - chissà - cosa c'è.
Lo shopping di un volatile, pronto a volare via, da bravo disertore.
E tu dici non importa.
Liala domanderà: farai in tempo ad andare via dal tuo matrimonio, appena ti sfiora il braccio?
Capace di essere impaurito, pauroso - l'unico vero capoverso, niente congiunzione, niente articolo, niente preposizione - non al solito.
Non è il suo orgoglio a renderlo fragile, come direbbe e dirà qualcuno, ma è orgoglioso della sua fragilità. Povero lui, ricco chi lo racconta.




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22 settembre 2006

1940

e il mattino la veste, di bianco.

Per dire che sarebbe meglio dar retta ai cuochi, piuttosto che ai generali. Alle madri d'immenso illuminate, anziché alla gioventù hitleriana (semmai la primavera) e all'opera balilla.
Chissà come si aspettavano le donne francesi.




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18 settembre 2006

Alice

E rimane lì a bagnarsi ancora un po'

Poteva essere una ballerina, poteva essere la ballerina, poteva essere ballerino. E invece no, invece ballerina e basta. Che poi uno (!) ci potrebbe anche mettere la maiuscola, sulla ballerina, anzi su Ballerina.
E finquì.
Poi Pavese è perduto, non s'è perduto. Perduto nella e dalla pioggia.
E rimane lì.
Rimane lì perché dài-ancora-un-po', dài Cesare che tra un po' arriva. Sarà in ritardo: la fedeltà aspetta!
Ora vado via, no, ancora un po'. Quando l'orologio fa altri sei giri me ne vado, e quando saranno arrivati i giri, aspetterò il prossimo tram che passa, anzi quello dopo ché questo è troppo presto.
Che disperazione. Disperazione di (e da) rimanere lì a gocciolare. Non ad aspettare ormai: a bagnarsi ancora un po'.




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14 settembre 2006

Little snoring Willy

ah, the stars are far away

Troppo baccano. Chissà se con tutto quel russare riuscirà veramente a sentirla.




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13 settembre 2006

In mezzo alla città

Strade di case grigie di neve sporca

Poco. E quel poco è questo.
Didì. C'è da dire che l'orribile accento acuto di "sporca" fa venire da domandarsi se la sua città, non sia in realtà e in effetti un paesino della Barbagia.
Qui ne siamo convinti.
È
Venditti...




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11 settembre 2006

Vocazione uno e mezzo

con la tua sciarpa da bambino fin su gli occhi

Una sciarpa oscurantista, forse. Che spinge (pedala) verso l'isola che non c'è.
Crocifissi complici sono anche un po' bugiardi, ma per chi scrive.
Vien da chiedersi: senza sciarpa dove sarebbe andato?
Poco. E quel poco è questo.
Sarà Venditti...




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10 settembre 2006

La casa del pazzo

appollaiata come una gallina, c'è la casa che il pazzo ha costruito per avere la luna più vicina,

Un che di immaginifico, e tanto di bitolsiano. Sulla collina. Un pazzo così solo che per poco non incontra la Signora Aquilone fra gli ebbri santi.
Ma c'è tutto l'ardore di un piano regolatore strampalato, di uno che butta via - tranquillo - miniera e locomotiva.
Peccato per i tuberi che non hanno un gran fascino, nonostante tutte le pretese.




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8 settembre 2006

Dolce signora che bruci

il tuo album di foto sta andando alla deriva

Difficilmente si riesce a essere degregoriani con questa chiarezza.
Memorie e ricordi in fiamme, ma lentamente, come la bellezza che passa.
Verso prezioso come un amante appena andato via.




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7 settembre 2006

Signora Aquilone

chissà, forse in fondo a'quel filo c'è la mia libertà.

C'è lei con questo aquilone in mano, con un filo, mica un aquilone tutto intero. E il filo va chissà dove, perché la fine non si vede, e allora arriva lui, arriva lui e irridendo le domanda: ma non ti sembra una cosa un po' idiota? Idiota, parola poco principesca. Lei lo guarda, lui la guarda, lei lo guarda e dice: chissà.
Da rimanerci zitto, o scappare via.
E forse questa qui non è delle migliori. Forse sì.




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